• eleonora marchiafava

L'uomo che voleva essere David Handler

Aggiornato il: apr 22


Tirate fuori l'hardboiled che è in voi. Giornalista, scrittore, ghostwriter, sceneggiatore, David Handler ci sa fare col poliziesco. Ha scritto due romanzi di successo – Kiddo e Boss e diverse serie gialle fra le quali la collana "Hoagy & Lulu Misteries", di cui purtroppo soltanto tre volumi sono stati tradotti in Italia: L'uomo che voleva essere Francis Scott Fitzgerald, L'uomo che era solo un attore e L'uomo che dava del tu a Mick Jagger.


Autore prolifico, amato dalla critica e dal pubblico americani, David Handler ha saputo fare delle atmosfere alla Humprey Bogart un marchio di fabbrica per nulla datato. Inseparabile dal suo Borsalino e dai suoi abiti di sartoria, Stewart Hoag, protagonista della serie “Hoagy & Lulu Misteries” (che nel 1991 valse all'autore il prestigioso Edgar Award e l’American History Award conThe Man Who Would Be F. Scott Fitzgerald), è uno scrittore in crisi. Ha perso tutto: la gloria e la ricchezza conquistata con il suo primo romanzo, il matrimonio con la famosa attrice Marilee Nash, donna dalla grande bellezza e dalla grande intelligenza, la casa in Central Park e la Jaguar rossa XK-150 del 1958. Per campare fa il ghostwriter di personaggi famosi, in compagnia della sua inseparabile Lulu, una basset hound nevrotica, allergica al polline e con strane abitudini culinarie che s’è portato con sé dopo la separazione dalla moglie e con cui condivide un piccolo freddo bilocale a New York.

Le due edizioni Polillo Editore (1996) e Odoya (2009) | pp. 265 | traduzione di Stefano Bortolussi

«Forse vi ricordate di me. O forse no, chissà. Ne è passato, di tempo, da quando feci la mia comparsa sulla scena, letteraria come l'alto, focoso autore di un primo romanzo di enorme successo, La nostra impresa di famiglia. Da quando sposai Merilee Nash, la più recente e graziosa primattrice di Joe Papp, e divenni la metà della coppia più attraente di New York. Avevo tutto, e ciononostante precipitai. Mi prosciugai. Nessuna linfa vitale. Nessun secondo romanzo. Niente più Merilee. Lei ottenne gli otto locali più servizi affacciati sul Central Park, la Jaguar XK 150 rossa del 1958, il premio Tony per l'ultimo lavoro di Mamet, l'Oscar per il film di Woody Allen. E un secondo marito, il giovane, brillante commediografo Zack comesichiama. Ottenne tutto. Io finii con Lulu, la mia casetta piena di spifferi sulla West 93rd Street e una seconda, decisamente meno dignitosa carriera, quella di ghost-writer. L'autore segreto delle memorie di personaggi celebri».

Succede così che a ogni nuovo libro da scrivere, finisce che ci scappa il morto. A Hoagy tocca indagare tra i misteri, spesso torbidi, dei personaggi di cui dovrebbe raccontarne gli onori. Come succede in L'uomo che dava del tu a Mick Jagger con Tristam Scarr, ex frontman di una leggendaria rock band inglese degli anni '60-'70, coeva dei Rolling Stones, Beatles e compagnia bella, del quale il nostro deve comporre l'autobiografia. Un gioco da ragazzi che si rivelerà alquanto rischioso.

In L'uomo che era solo un attore Hoagy riceve un incarico dagli eredi di Alma Glaze, autrice di un bestseller da sbanca classifiche negli anni Quaranta di cui deve scrivere il seguito, a patto che si trasferisca nella villa di famiglia in Virginia, dove però le vittime cadranno come mosche.

In un’epoca in cui funziona la serialità di storie e personaggi, sia in tv che sugli scaffali delle librerie, la serie “Hoagy & Lulu Misteries” ben s'inserisce in quel filone del giallo, del noir e del thriller premiato dalle classifiche dei libri più venduti nel mondo.

The Girl Who Did Say No è l’ultimo titolo della serie pubblicato in ebook da MysteriousPress.com/Open Road lo scorso febbraio. Una nuova indagine per Steve Hoag, che si ritroverà a schivare i colpi dei poteri forti dello showbiz americano, determinati nell’impedire la pubblicazione dello scandaloso memoir postumo di un’attrice famosa e controversa che, prima di morire, ha deciso di squarciare il velo sulle ipocrisie di un mondo nient’affatto dorato.


Insomma, David Handler ci sa fare con l’hard boiled, genere che Oreste del Buono ribattezzò con sagace maestria “la scuola dei duri”, segnando un punto decisivo: da una parte la tradizione di Agatha Christie e del giallo classico, dall’altra i nuovi maestri del noir, Dashiell Hammett e Raymond Chandler in testa.

Nato nel 1952 a Los Angeles, Handler ha tutte le carte in regola per conquistare i lettori duri e le forti lettrici (si sa, molto corteggiate dalle case editrici). Il suo Stewart Hoag è un duro che però non ha niente a che vedere con il maschilismo, francamente irricevibile oggi, di James M. Cain o di Ian Fleming. Hoagy ama ancora la sua ex moglie, la splendida attrice Marilee Nash, e non lo nasconde. Così come non nasconde le sue insicurezze, gli sbagli del passato, i dubbi del presente. Non si separa mai dalla sua Lulu, cagnolina che recita alla perfezione il ruolo del caratterista. Quasi impossibile non affezionarsi a Lulu, quasi automatico identificarsi con i fallimenti e la disillusione del protagonista.

David Handler non ricorre a spargimenti di sangue o scene pulp per tenersi stretto i lettori, che intrattiene con una scrittura asciutta e diretta, cesellando i dialoghi con ironia e incisività, arricchendo la narrazione con pennellate di colore che descrivono con un cinismo salutare i personaggi, ricchi e famosi, dietro cui si celano misteri che Hoagy smaschererà grazie alle sue indagini.


Hoagy è un uomo affascinante. Non ha paura di mostrare le proprie fragilità:

«È vero. Sono in grado di dare ottimi consigli. Il problema è che non sono in grado di seguirli.»

Hoagy è un duro, irresistibile nei dialoghi:

«Il portiere era un viscido trentenne con capelli neri imbrillantinati, pelle giallastra e occhietti sfuggenti. Abbassò gli occhi su Lulu, quindi li rialzò su di me: "Non sai leggere?", sogghignò. "Niente animali".

"E tu come hai fatto a entrare?", chiesi in tono gioviale.

Arricciò il labbro in una smorfia. "Cosa sei, un duro?"

"Mi piace pensarlo", risposi. "Anche se sono l'unico".

"Be', cosa vuoi?", domandò in tono glaciale.

"Informazioni".

"Non siamo all'ufficio del turismo".

"Dimmi una cosa: ti devi impegnare per fare lo stronzo, oppure ti viene spontaneo?"»


Hoagy è innamorato:

«Ci fissammo a vicenda per quelle che mi parvero ore, e finalmente le sorrisi. Merilee fece lo stesso, e all'improvviso gli estranei in camerino, gli anni e i brutti momenti sembrarono scomparire nel nulla.

“Come sono andata?», domandò lei accettando la dozzina di rose con cui mi ero presentato.

"Hai fatto di peggio".

"Grazie, caro".

"E non sei mai stata così incantevole, ma questo credo tu lo sappia già".

"Una ragazza lo sa soltanto quando glielo dice il suo ragazzo".

"E io sono il tuo ragazzo?".

"Potresti. Mi ero dimenticata di quanto stavi bene con lo smoking".

"Attenta, la testa mi gira facilmente".»

E così, col cuore in subbuglio e la speranza che qualche editore italiano pubblichi gli altri libri del bravo David Handler (vincitore peraltro dell'Edgar Award e dell'American History Award), mi ci metto a leggere Hoagy nella sua lingua. Con un occhio alla porta, chissà mai che arrivi un ragazzo in smoking.

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