• eleonora marchiafava

Dai bassifondi della vita, una lezione di pace

Aggiornato il: 28 nov 2019

Non so se i morti riposano, e se lo fanno in pace. Di certo c’è pace attorno alla tomba di Radclyffe Hall, sepolta all’Highgate Cemetery di Londra, tra i primi private garden cemeteries nati all’inizio dell’Ottocento in Inghilterra.


Radclyffe Hall, un mazzo di fiori freschi davanti alla sua tomba, fu una scrittrice, nata nel 1880 a Bournemouth, nel Dorset, e morta nel 1943, a Londra. Nel 1928 pubblicò Il pozzo della solitudine, edito in Italia da Corbaccio.


Le prime pagine del libro ci introducono al desiderio di maternità di una madre, al desiderio di un figlio maschio da parte di un padre e alla nascita di una figlia che, chiamata con lo stesso nome che il padre avrebbe voluto dare al figlio, Stephen, a sette anni scopre il desiderio nei confronti della nurse assunta dai genitori. Quando il libro uscì in Inghilterra, Oscar Wilde era già stato processato prima per omosessualità poi per sodomia. Il pozzo della solitudine venne bandito e Radclyffe Hall fece in tempo a morire prima di venir riconosciuta tra le più importanti testimoni della difesa della libertà d’amare e di vivere che l’Ottocento ci ha lasciato.


Così dipinta, Radclyffe Hall non sembra affatto riposare in pace. Se non fosse che, a visitare la sua tomba all’Highgate Cemetery West di Londra, si scopre un’altra storia, più recente, questa volta a lieto fine. Probabilmente voi che frequentate Londra la conoscete già, ma val la pena ricordarla. La storia è quella di una signora sconosciuta ai più, morta due anni fa, ad ascoltar la quale mi ricredo sul fatto che davvero alcuni morti riposino in pace. La signora prestava la sua opera all’Highgate Cemetery, che è un cimitero gestito e curato da volontari, The Friends of Highgate Cemetery Trust. «We’re different», si legge sull’opuscoletto con mappa che viene distribuito all’ingresso.

«The money you give us is reinvested in conservation, restoration and keeping Highgate Cemetery open for people to enjoy today and in the future».

Si capisce subito di aver speso bene dodici sterline. Il professore di storia che ci accompagna nella visita – la parte ovest del cimitero può essere visitata soltanto con i tour guidati – rincuora, con la sua dedizione a questo luogo di memoria.

È lui che ci racconta di Radclyffe Hall e della propria collega morta due anni fa, la quale un giorno decise che ogni giovedì avrebbe portato fiori freschi alla scrittrice. La morte è impietosa ma il ricordo sopravvive in coloro che amano. Così, da due anni, The Friends of Highgate Cemetery ricordano la collega portando fiori freschi a Radclyffe Hall ogni giovedì che albeggia su questa terra.

All’Highgate Cemetery riposano morti molto famosi in vita, ma gli amici del cimitero ricordano anche quelli meno noti durante il tour, che il professore di storia sceglie infatti di concludere accompagnandoci là dove lapidi e onori non furono posati.

[Dall'alto, Karl Marx e Patrick Caulfield, pittore inglese esponente della pop art]


Là dove lapidi e onori non furono posati c’è soltanto erba e prato, a ingannare chi non sa e a compiacere chi non voleva sapere in epoca vittoriana. La lezione del professore è nobile, e delicata.

Ci spiega che dove le lapidi non sono affiancate l’una all’altra - lo sono quasi tutte, per non sprecare spazio per le sepolture - proprio là, sotto l'edera, riposano altre vite. Sono le vite delle giovani donne, spesso bambine vendute dalle stesse famiglie, spesso provenienti dalle campagne con la speranza di un futuro migliore, che a Londra finivano preda dello sfruttamento e della prostituzione. Morirono di vergogna, malattia, povertà e solitudine, dimenticate e perse. Il professore di storia le ricorda, esortando noi visitatori fortunati a non dimenticare, una volta tornati a casa.

Da Londra a Pavia, tornata a casa, riprendo dalla libreria Il petalo cremisi e il bianco di Michel Faber. Son passati quindici anni.


Natalia Aspesi ne scrisse su Repubblica nel 2003, anno di pubblicazione in Italia:

«Basta che un romanzo sprofondi nell’epoca vittoriana per sapere che non ci verrà risparmiato niente: la miseria lugubre dei bassifondi di Londra come la illustrò Gustave Dorè, i lussuosi salotti bui con le nuove tappezzerie di William Morris, il su e giù di sguattere e cameriere per le tenebrose scale di servizio delle case aristocratiche, le ottantamila miserabili prostitute da strada, vuoi sdentate vuoi moribonde (le più richieste), Marx e Darwin, le prime vasche da bagno con l’acqua corrente, le mogli innocenti e orrificate dai doveri coniugali, Wilde e Swinburne, l’omnibus a cavalli, vite di piccini alla Oliver Twist o alla Davide Copperfield, i fruscianti abiti delle signore dalla crinolina al sellino, le caritatevoli dame cristiane come Florence Nightingale e le principesche cortigiane come Catherine Walters, e nei teatri popolari i mostri da spettacolo, il Violinista Podale, senza braccia, che suona il violino coi piedi, l’italiano Flatelli, che fa musica come il Petomane di Tognazzi».

Tra i brani segnati a matita, trovo questo:

«No, una cosa è certa: la sua non sarà una storia a lieto fine. La sua eroina si vendica degli uomini che odia, tuttavia il mondo resta nelle loro mani e una simile vendetta è inaccettabile. Il finale della storia è dunque una delle poche cose che Sugar ha pianificato in anticipo, e vedrà la morte dell’eroina. Lei lo accetta come inevitabile, ed è convinta che i lettori faranno lo stesso.

I lettori? Ma certo! Una volta finito, ha tutte le intenzioni di dare il manoscritto alle stampe. Ma chi potrebbe pubblicarlo, chiederai tu, e chi lo leggerebbe? Sugar non lo sa, ma è certa che il libro ha buone probabilità di successo. Si pubblica tanta di quella pornografia da strapazzo, per non parlare dei romanzi rispettabili che garbatamente sostengono l’urgenza di riforme sociali. Santo cielo, solo un paio d’anni fa Wilkie Collins ha pubblicato un romanzo intitolato La novella Maddalena, una storiella miserevole e fiacca in cui una prostituta di nome Mercy Merrick spera nella redenzione… Un libro da scagliare contro il muro per la rabbia, eppure il suo successo dimostra che il pubblico è pronto a leggere vicende di donne che hanno visto più di un cazzo in vita loro… Sì, dev’esserci qualche mente ricettiva là fuori, avida di verità non edulcorate, soprattutto nel futuro più sofisticato e permissivo che è proprio dietro l’angolo. Che diamine, potrebbe perfino guadagnarsi da vivere scrivendo: basterebbe un paio di centinaia di fedeli lettori; non aspira certo al successo di una Rhoda Broughton.

Si sveglia di soprassalto, sbuffando. Il manoscritto è scivolato, e le pagine sono sparpagliate sulle lenzuola. Pagina uno in primo piano. C’è scritto:

Gli uomini sono tutti uguali. Se c’è una cosa che ho imparato nel corso della mia vita sulla Terra, è questa. Gli uomini sono tutti uguali.

Come posso affermarlo con tanta convinzione? Ho forse conosciuto tutti gli uomini che è possibile conoscere? Ebbene sì, caro lettore, forse è proprio così!

Il mio nome è Sugar… »


Tra le foto fatte all'Highgate Cemetery, trovo quelle scattate prima di iniziare la visita guidata, prima di presentarmi all’appuntamento. Immagini veloci per ricordarmi del verde Waterloo Park, che abbraccia il cimitero e che accoglie chi arriva a piedi dalla stazione metropolitana di Archway.

Come un flashback, come un'apparizione, le foto svelano una presenza.

Quel signore nei pressi del laghetto, con un sacchetto in mano da cui pescava pane da lanciare agli uccelli. Era prima un estraneo, ora lo riconosco. Il professore di storia. What a surprise.

Thank you, thank you so much, Mr. Peace. Enjoy today and in the future.


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© 2019 by Eleonora Marchiafava - Le penne

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