LA LIBRERIA

RAYMOND CHANDLER

Philip Marlowe è

più vivo che mai

«Una profusione di luci e dorature, molta messinscena, molti abiti splendidi, molta musica, una schiera d'interpreti tutta di stelle di prima grandezza, e una trama con l'originalità e l'attrattiva di una patata lessa.»

Raymond Chandler è considerato, insieme con Dashiell Hammett, il padre dell'hard-boiled school. Un maestro per chiunque voglia avvicinarsi al genere. È morto nel 1959, lasciandoci di che campare coi suoi romanzi. I più noti: Il grande sonno e Il lungo Addio, che hanno fatto conoscere al mondo l'investigatore privato Philip Marlowe, con il quale si misurò nientemeno che Humprhey Bogart. Chandler lavorò a lungo come sceneggiatore a Hollywood. Finestra sul vuoto fu scritto nel 1942. Philip Marlowe è più vivo che mai.

JOSEF PÁNEK

Cambia il clima ma non il pregiudizio

Il protagonista di L'amore al tempo dei cambiamenti climatici, Tomáš, è uno scienziato della Repubblica Ceca che arriva a Bangalore, India, per partecipare a una conferenza. L'autore, Josef Pánek, si occupa di biologia computazionale e con questo romanzo nel 2018 ha vinto il premio Magnesia Litera per la narrativa. Se l'è meritato. Innanzi tutto, l'originalità della scrittura: estraniante, ritmata, ossessiva, autentica, evidente fin dall'incipit: «Qua si parla d'amore. Di cambiamenti climatici a livello globale. Ecc. L'amore al tempo dei cambiamenti climatici a livello globale, davvero». E in effetti a livello globale Pánek tocca temi quale appunto l'amore - Tomáš viene stravolto dall'incontro di una donna indiana (che gli altri attorno a lui sostengono non esista) - l'ambiente, l'immigrazione, il razzismo. Tra finzione narrativa e riflessioni sulle le tragiche condizioni in cui versano il pianeta e le nostre relazioni interpersonali, sul consumo e sulla povertà, sugli stereotipi e sui pregiudizi, si arriva alla fine convinti di aver letto un libro strano ma vero, tormentato ma ironico, saggio e consapevole. Regalatelo per la giornata mondiale della Terra, il 22 aprile prossimo.  

[Keller editore, pp. 260, € 16,90; traduzione di Letizia Kostner]  

GIORGIO SCERBANENCO

La dura legge

dei maestri

L'aletta dell'edizione Garzanti del marzo 1966 di Venere privata così recitava: «Può esistere un romanzo poliziesco italiano, un romanzo che offra al lettore tensione, brivido, emozione, non scimmiottando il romanzo poliziesco psicologico francese alla Simenon, quello d'azione americano alla Hammett, quello avventuroso inglese alla Fleming?». Esiste ed è Venere privata. Duca Lamberti, un ex medico dal passato duro, ne è il protagonista, né investigatore privato né poliziotto. Indaga perché deve. «Un personaggio insolito, un libro insolito, qualcosa che non si trova», ancora oggi, aggiungo io, «nella letteratura gialla o nera: difficilmente riuscirete a dimenticare la disperata violenza, il parossismo di ferocia del suo finale».  

SIMONE DE BEAUVOIR

Un'amicizia e donne indimenticabili

«Mi dicevo con angoscia: nei libri le persone si fanno dichiarazioni d'amore, di odio, osano raccontare tutto quanto passa loro per la testa; perché nella vita vera non è possibile? Camminerei per due giorni e due notti senza mangiare né bere per vedere Andrée un'ora soltanto o per risparmiarle una pena: e lei di tutto questo non sa nulla!».

Andrée detta Zaza (al secolo Elisabeth Lacoin) e Simone de Beauvoir (Sylvie, la voce narrante) si conobbero a scuola, ancora bambine, sullo sfondo della Prima guerra mondiale. Le inseparabili sono pagine intime, amorevoli, contrastanti con l'imperante ultra-cattolicesimo della famiglia di Zaza, emancipanti, rivelatrici della donna che sarebbe poi diventata Simone, di cui ha scritto Natalia Aspesi sulla Repubblica: «Noi signore non dovremmo mai dimenticare, leggere e rileggere, perché dalla sua vita, dai suoi libri, capiamo molto di cosa voglia dire essere donna, di cosa siamo state, di cosa dovremmo essere. Di cosa siamo state private, e perché è ancora così difficile essere noi». Il manoscritto è del 1954, fu pubblicato per la prima volta in Memorie di una ragazza per bene. A ottobre 2020 Ponte alle Grazie, in contemporanea mondiale con l'editore francese Éditions de L'Herne, lo ha riportato in Italia, con la postfazione di Sylvie Le Bon de Beauvoir. 

«A catechismo ci insegnano che dobbiamo avere rispetto dei nostri corpi; ma vendersi all'interno del matrimonio è la stessa cosa che vendersi al di fuori», dice Andrée a Sylvie. 

«Mi chiesi ancora una volta cosa volesse dire Andrée quando parlava di baci che non erano platonici. Mi ero seriamente documentata sulle questioni sessuali, durante l'infanzia e l'adolescenza il mio corpo aveva avuto le sue fantasie, ma né la mia solida conoscenza teorica né la mia scadente esperienza riuscivano a spiegarmi quali legami unissero le diverse manifestazioni della carne alla tenerezza e alla felicità».     

[Ponte alle Grazie, pp. 208, € 15,00; traduzione di Isabella Mattazzi]

  

MARCEL JOUHANDEAU

Gli esseri umani si dividono in due specie

Se siete sposati, leggendo questo libro inciamperete giocoforza in accuse che avete gà sentito. Se non siete sposati, non lo farete mai più. D'altronde, come sentenzia Marcel, il protagonista, ex insegnante, alter ego dello scrittore francese, «gli esseri umani si dividono in due specie: quelli che provvedono da soli alla propria esistenza e quelli che hanno bisogno degli altri per essere alloggiati e nutriti». Élise, la moglie, ex ballerina di cabaret, lo avverte: «Non farti illusioni, caro mio; quando sarà morta tua madre, non ci sarà nessun altro al mondo disposto a trovar profumati i tuoi escrementi». Insomma, uno spietato resoconto intimo, brutale, ambiguo.«Se arrivate a confessarvi, in segreto, che mai siete stati tanto tristi quanto dal giorno che avete mescolato le vostre esistenze, si impone una risoluzione tragica; ma se, appena vi trovate lontano l'una dall'altra, vi rendete conto di non poter più fare a meno di quella tristezza?».

[Adelphi, pp. 190, € 14]  

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© 2019 by Eleonora Marchiafava - Le penne